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COMPAGNIA BARRACELLARE di Pula
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Cosa sono le Compagnie Barracellari?

 

I Barracelli derivano da una forma spontanea di scolca  risalente a molto prima dell'arrivo degli Aragonesi nell'Isola: al periodo dei Giudicati (terminato nel XIV secolo) erano infatti chiamati juratos (o jurados de logu), ed erano coordinati da un maiore de scolca che ne rispondeva direttamente all'antesignano del sindaco odierno, il maiore de villa; il "livello di attenzione" della vigilanza era garantito dal rischio patrimoniale che assumevano personalmente, infatti sin da allora sarebbe stato a loro carico il risarcimento dei danni eventualmente patiti dai proprietari dei terreni da essi vigilati ove fossero stati derubati o altrimenti lesi. La criminalità, secondo alcuni studi, doveva essere al tempo essere caratteristicamente individuale, poiché la Carta de logu, che pure annoverava fattispecie di crimini con grande dettaglio giungendo a trattare del furto commesso da amanti in camera da letto, non menzionava fenomeni associativi come la bardana né il brigantaggio, che pure imperversavano in Continente; inoltre, a differenza appunto che nel resto d'Italia, ai Templari non fu consentito l'esercizio di attività di polizia, almeno nella misura in cui lo si era concesso dall'altra parte del mare, segnale forse di una situazione generale di soddisfacente tranquillità tale da non costringere a delegare il controllo del territorio a ordini militari e cavallereschi esterni.

In seguito, nel 1570 gli iberici, che si erano impadroniti dell'Isola giudicale, diedero loro il nome di Barrachellos, dal quale deriva l'attuale. In questa fase i Barrachellos ebbero vaste competenze in materia di ordine pubblico e pubblica sicurezza ed il loro reclutamento avveniva per coscrizione, sempre quindi su base obbligatoria, ora in analogia con altre prestazioni obbligatorie gravanti sul mondo rurale come in primo luogo la roadia.

Passata intanto l'Isola ai Savoia, l'Ottocento fu un secolo cruciale per le sue campagne. Oltre infatti a seri disagi per i quali Giuseppe Mazzini protestava sempre più vibrantemente presso diversi governi del periodo reclamandone interventi efficaci, si ebbero gravi problemi di ordine pubblico connessi alla forzosa trasformazione del mondo rurale sardo nel quadro di un'azione riformistica di più vasta portata: dalla secolare tradizione agricola cristallizzata negli ademprivi, si andava infatti verso una diffusione della proprietà privata dei suoli al fine di incrementarne la produttività, e lo stravolgimento non fu indolore. Nel 1819 le Compagnie furono soppresse ed inglobate nei Cacciatori di Sardegna]. Nel 1820 fu emanato il noto editto delle chiudende, con il quale (dopo la sua pubblicazione nel 1823) crebbero esponenzialmente i disordini legati alla sua applicazione, che prevedeva il riconoscimento della proprietà terriera - popolarmente avvertita come comune, collettiva - a chi in pratica fosse meramente riuscito a recingerla, avendosene per effetto innumerevoli abusi e conseguenti violenze di aggressione o ritorsione. Le campagne di buona parte dell'isola erano in rivolta. Le Compagnie Barracellari furono perciò riammesse nel 1827, finché fu con il R.D. 22 maggio 1853, n.1533, che si intese porre ordine più sistematicamente nella materia.

Con questo decreto si mutava dopo secoli la base di reclutamento dei Barracelli, convertendola al solo volontariato. Li si assimilava inoltre alla figura della Guardaia Campestre e li si muniva di attribuzioni giudiziarie per le quali avrebbero potuto eseguire arresti in flagranza di reati punibili con la reclusione oppure in caso di incontro con persone in possesso di frutti della terra di cui non potessero giustificare la provenienza.

Dopo quasi mezzo secolo seguì un altro decreto, il Regio Decreto 14 luglio 1898, n. 403, tuttora la base normativa su cui si innestano le norme recenti che regolamentano le Compagnie Barracellari.

 

 

 

 



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