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COMPAGNIA BARRACELLARE di Pula
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CONF.S.A.L. – S.A.B. sindacato autonomo barracelli
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CONF.S.A.L. – S.A.B.
Confederazione dei Sindacati Autonomi dei Lavoratori
Sindacato Autonomo Barracelli
Segreteria Provinciale per le Provincie di Nuoro e Ogliastra
Via Umberto I° n° 132 - 08044 – JERZU (OG)
Tel. Cell. 320.7222236 – 
indirizzo mail – graziano.piras.2fqk@alice.it
 
 
Alla cortese attenzione 
Dell’Ill.mo Sig. Giudice di Pace
Avv. Dott. Pietro Denti
          
 
                                                                                       
 Prot. n° 4 del 28/01/2010
Raccomandata A1 - n°050194037655 del 28/01/2011
 
OGGETTO:   Udienza del 02/02/2011 (ricorrente Pau G. Battista ) – 
                       Comunicazioni Urgenti – invio Sent. n° 11 del Tribunale
                        Di Sassari del 26.1.2000
 
Il sottoscritto Piras Graziano, in qualità di Segretario Provinciale della
CONF.S.A.L - S.A.B responsabile per le Province di Nuoro e Ogliastra con studio
in Jerzu in Via Umberto I° n° 132, investito del problema di cui in oggetto dal Sig.
Pau Giovanni Battista iscritto presso questo Organismo Sindacale di Categoria, ed
in qualità di diretto interessato per tutelare il proprio diritto ad avere assistenza,
nella causa contro la Prefettura di Nuoro, avverso la Ordinanza di cui in oggetto
comunica all’Ill.ma Sig. Vs. quanto segue.

In data 27 gennaio 2011 è pervenuta presso questo ufficio la nota della Prefettura
di Nuoro nella quale sono state presentate le motivazioni con le quali è stato
chiesto l’accoglimento della conferma e della piena validità dell’ordinanza
opposta. Da quanto viene riportato nella nota di cui sopra (allegata alla Presente)
la Prefettura di Nuoro ritiene che nella suddetta ordinanza di ingiunzione di cui
sopra sono chiaramente motivate le argomentazioni che hanno condotto al rigetto
dell’istanza, presentata dal ricorrente in ordine all’annullamento del verbale di
accertamento amministrativo in violazione dell’art. 498 comma 2 del C. P. 
A parere di questo organismo sindacale tutte le argomentazioni di cui sopra non
appaiono nel modo più assoluto congrue, in quanto prive di qualsiasi fondamento
sia logico che giuridico, oltre tutto pongono in essere un ragionamento illogico ed
irrazionale, tanto da non corrispondere neanche al dettato normativo sulle
Compagnie Barracellari, e pertanto sono da considerare immeritevoli di
accoglimento. Nel suddetto documento si  fa pieno riferimento alle guardie
venatorie volontarie appartenenti alle associazioni ambientali  che sono soggetti
appartenenti ad organismi privati, e quindi ben diversi dalle Compagnie
Barracellari, le quali sono un’istituzione del tutto particolare e che nulla hanno a
che fare con le guardie volontarie testè  citate. Su quanto riporta il documento
redatto dalla Prefettura, si legge che secondo la pronuncia del Consiglio di Stato –
Sez. 6° del 28/11/2006 n° 298 e della Corte Suprema di Cassazione del
27/02/2007 n° 15074,  le guardie volontarie non sono titolari della qualifica di
Agente o ufficiale di Polizia giudiziaria. Nella nota prefettizia si legge che le
predette guardie volontarie  non possono fare sequestri, non possono fare
perquisizioni, e non possono trattenere nessuno, in attesa di un agente di polizia
giudiziaria, che supplisca ai loro poteri mancanti,. È pur vero che alle guardie
volontarie delle associazioni come l’Enalcaccia, Federcaccia, Italcaccia, WWF,
Anpana, Guardie Ecologiche volontarie,  Enpa ed altre, non possano essere
riconosciuti compiti e poteri di polizia giudiziaria, ma come si vedrà più avanti,
non può essere riconosciuta neanche la qualifica di agenti di pubblica sicurezza,
né tantomeno, come nel caso dei Barracelli, possa essere riconosciuta la qualità di
agenti della Forza Pubblica. A tal riguardo non si riesce a capire che cosa abbiano
a che fare le guardie volontarie sopra menzionate con i Barracelli. 

Lo scrivente tiene a precisare che la Prefettura in tal contesto dimostra di non
conoscere l’istituto del Barracellato, che, come tutti sanno, è un’ istituto del tutto
particolare ed appartenente ad una realtà speciale, presente solo ed esclusivamente
in Sardegna. La prefettura non solo dimostra di non conoscerne la storia, ma
neanche i compiti e le funzioni ad essi demandati dalle Leggi e dai Regolamenti
speciali dello Stato, delle Province  e dei Comuni, ponendo in essere un
interpretazione completamente illogica e quindi errata. Rimanendo sul tema
attinente ai sequestri, ed al contrario di quanto affermano le argomentazioni della
Prefettura, che nulla hanno a che vedere con i Barracelli, lo scrivente ricorda che
l’art. Art. 17 comma 3° della legge regionale 25/88 concernente la Contabilità e
amministrazione prevede espressamente che le entrate delle Compagnie
Barracellari sono costituite:

“dagli utili ricavati dal rilascio o dalla vendita  del bestiame sequestrato,  così
previsto dagli articoli 44, 45, 46 e 47 del regio decreto 14 luglio 1898, n. 403”;
Al fine di dissipare ogni dubbio, sul fatto che i Barracelli siano in possesso dei
poteri di cui all’art. 55, (funzioni di polizia giudiziaria) e art. 354 del C.p.p. e che
quindi al contrario delle guardie sopra menzionate, siano autorizzati dalla legge a
procedere ad un atto di polizia giudiziaria, si richiama  l’Art. 44 del R. D.
403/1898 – il quale senza ombra di dubbio prevede che “è data facoltà alla
Compagnia  di sequestrare il bestiame trovato errante o incustodito nelle
campagne e nelle proprietà altrui………….. (omissis)
Altresì viene evidenziato dall’Art. 47 del medesimo R. D. 403, ma anche
dall’art 22  del  R. D. 14 luglio 1898 n°  404 – i quali stabiliscono che :II
barracellato potrà pure sequestrare il bestiame che attraversa gli altrui seminati
e sarà introdotto negli altrui terreni, sebbene ciò sia avvenuto col permesso del
proprietario, sempre che un tal permesso non sia dato per iscritto, e
preventivamente non sia stato presentato al Capitano, che vi appone il suo visto e
lo restituisce subito a chi lo ha consegnato.

È curioso il tentativo della Prefettura di cercare con ogni mezzo di screditare le
Compagnie Barracellari, e del modo in cui cerchi ostinatamente di non voler
accettare il loro vero inquadramento giuridico. È chiaro che in tal contesto la
Prefettura si stia aggrappando sugli specchi senza arrivare ad alcun risultato!.
Nella su richiamata sentenza del Consiglio di Stato Sez. 6° del 28/11/2006 n° 298,
si fa esplicito riferimento alle guardie volontarie dell’E.N.P.A. (Ente Nazionale di
Protezione Animali). Nella sentenza si legge che tale ente con la Legge 12 giugno
1913 n° 611 prevedeva espressamente la possibilità di conferire alle suddette
guardie la qualifica di Agente di P. S.. Tale qualifica fu poi successivamente 
confermata dalla L. 11/04/1938 n° 612 .
Successivamente e più precisamente con il D.P.R. 31 marzo 1979 l’ENPA ha
perso il carattere di persona giuridica pubblica. Infatti l’art. 5 del precitato D.P.R.
31/03/1979 ha privato alle guardie dell’ENPA la qualifica di Agente di P. S., per
cui tali soggetti dal 1979 ad oggi possono essere investiti della sola  qualifica di
guardia giurata.  

Nella sentenza della Corte Suprema di cassazione n° 15074 del 27/02/2007 si fa
riferimento alle guardie del WWF, alle quali è riconosciuta la stessa qualifica di
guardia giurata. Pertanto ne deriva che alle predette guardie non possa essere
riconosciuta né la qualifica di Agente di Polizia Giudiziaria, e né quella di Agente
di P. S. per cui neanche in tal argomento si riesce comunque a capire che cosa
c’entrino le guardie dell’ENPA e del WWF con le Compagnie Barracellari.
Successivamente la prefettura nella nota, fa riferimento all’art. 56 e 57 1° comma
del C.p.p.
Da una attenta analisi della nota prefettizia, non si riesce a capire per quale
ragione la Prefettura abbia espressamente citato appunto l’art. 57,  limitandosi di
enunciare solo ed esclusivamente le parti contemplate dal primo comma,
OMETTENDO di richiamare il 2° comma dell’art. 57 del C.P.P. nel quale sono
elencate le Guardie delle Provincie e dei Comuni! 
Sarà stata una semplice dimenticanza! oppure si e cercato di mettere una benda
sugli occhi a qualcuno in particolare???
Innanzitutto lo scrivente tiene ha precisare che tra le guardie volontarie e i
Barracelli esiste un’enorme e sostanziale differenza. Infatti l’istituzione delle
guardie volontarie è frutto dell’iniziativa dei privati, mentre l’istituzione della
Compagnia Barracellare è frutto dell'iniziativa dell’amministrazione comunale ,
per cui la loro attività è da sempre considerata, tra quelle di natura, eminentemente
pubblica. Quindi le Compagnie Barracellari si configurano come organismi di
diritto pubblico. Per tanto nulla hanno a che vedere con le guardie volontarie
le quali si ripete, appartengono ad associazioni di privati, ed alle quali  non
competono funzioni ne funzioni di P. G. e ne tantomeno funzioni di P. S., mentre
i Barracelli essendo istituiti con deliberazione dell’amministrazione
Comunale e dalla quale dipendono gerarchicamente sono rientranti tra le

Guardie dei Comuni alle quali è riconosciuta la qualifica di Agente di P. S. e
di P. G.  in quanto agenti appartenenti alla polizia locale urbana e rurale come
d’altro canto previsto dall’art. 12 del D.P.R. 19 GIUGNO 1979 n° 348 e dall’art. 1
della stessa Legge Regionale 15/07/1988 n°25. 
D’altra parte la regolamentazione dell’istituto Barracellare è stabilita ancora oggi
sia dal R.D. 14.7.1898 n. 403 e dal R. D. 14/07/1898 n° 404 (quest’ultimo
depenalizzato dal D.L.vo 507/99 art. 60) tutt’ora in vigore, che dalla L.R.
15.7.1988 n. 25.  
È altresì curioso il fatto che la Prefettura di Nuoro non abbia voluto fare assoluto
riferimento delle altre sentenze sia della Cassazione che dallo stesso Consiglio di
Stato, oltre ché da altre sentenze degli altri Tribunali Ordinari, attinenti
all’inquadramento giuridico dei Barracelli, nelle  quali viene espressamente
affermato che: "La funzione principale delle Compagnie Barracellari consiste
in un'attività diretta alla prevenzione ed  alla repressione dei reati contro la
proprietà, e che per tanto  le Compagnie Barracellari vanno qualificate come
organismi esercenti un servizio pubblico in virtù di una concessione rilasciata
dalla pubblica autorità, sicché deve ritenersi che le medesime, così come i loro
componenti, "perseguono un fine eminentemente pubblico.           
E se ciò non bastasse;
a)  Che dire della Sentenza allegata  al ricorso avverso l’Ordinanza di
ingiunzione, dalla quale fin dal lontano 1905 i Barracelli sono stati
considerati Agenti ed Ufficiali di Polizia Giudiziaria?
b)  Che dire della sentenza allegata alla qui presente istanza, con la quale i
Barracelli sono rivestiti della qualità di Agenti della Forza Pubblica e che

per tanto possono procedere ad atti di polizia giudiziaria come ad esempio
i sequestri?
c)  Che cosa dovremo dire nei confronti del G.I.P. del tribunale di Sassari
Dott. Antonio Luigi Demuro, quando nella Sent. n° 11 del 26.1.2000
(allegata alla presente) dichiarò di non doversi procedere nei confronti del
Capitano della Compagnia Barracellare di Sennori insieme ad altri due
agenti, i quali avevano tratto in arresto un individuo in una rissa, e al quale
gli erano state apposte le manette, traducendolo con l’uso della forza in
caserma? 
d)  Che dire della Sentenza della Corte di Cassazione n° 9253/02 da sempre
volontariamente ignorata dalla Prefettura di Nuoro? nella quale viene
evidenziato che: La Compagnia Barracellare per il giudice di merito
svolge infatti servizi di polizia sin dalla sua istituzione con R. D. del
1898, che le conferisce compiti di cooperazione con i servizi di
pubblica sicurezza, di cui i componenti sono agenti.
La Suprema Corte ha altresì evidenziato che:  Nell’esercizio della
potestà legislativa della Regione Sarda in materia di  polizia Locale
Urbana e Rurale è stata emessa la Legge Regionale n° 25 del 1988,
che descrive i compiti di protezione civile, prevenzione e repressione
dell’abigeato  e di reati come l’incendio,  , sancendo la cooperazione
delle Compagnie Barracellari alla Polizia di Stato e ai CC.  e
nquadrando i suoi membri tra gli Agenti di Polizia nominati dal
Prefetto. Secondo quanto affermato dalla giurisprudenza  “I Barracelli
oltre le funzioni loro proprie debbono esercitare sotto la dipendenza
dell’autorità locale di Pubblica Sicurezza (Sindaco!)  una vigilanza
assidua per prevenire e reprimere i delitti contro le proprietà”

insieme agli altri compiti propri della P. S. previsti nell’art. 16 del
R.D.403 del 1898, potendo essere “adoperati in servizio di pubblica
sicurezza anche fuori dalla loro residenza” nei casi di cui all’art. 20
dello stesso R.D. Tra i compiti istituzionali dei ”Barracelli” che sono
guardie rurali addette alla prevenzione e repressione dei delitti
indicati e alla custodia di determinati terreni,  vi sono “servizi di
polizia  al cui esercizio sono destinati i veicoli di proprietà della
Compagnia. 
Nella stessa sentenza viene precisato di come la Prefettura non ha tenuto conto del
carattere assolutamente specifico di alcuni dei servizi delle Compagnie che di per
sé si qualificano come di “polizia facendo rientrare i veicoli di proprietà delle
stesse tra quelli di cui all’art. 177 del C.d.S.
Pur nella evidente commissione  di elementi di diritto pubblico e di diritto privato, 
prevalente è lo scopo pubblico della prevenzione e repressione dei reati sopra
indicati (furti, abigeati e incendi) a mezzo dei servizi di vigilanza, rispetto a
quelli di lucro delle citate Compagnie.
È allora sig. Giudice Le chiediamo
Quali critiche dovremo riversare nei confronti dell’ex Procuratore Generale
(oramai scomparso) Dott. Giovanni Viarengo, dell’ex Giudice istruttore
Lombardini, dell’ex Procuratore della Repubblica Fabrizio Tragnone (scomparso
di recente), del Procuratore capo dell’allora Procura della Repubblica di Lanusei
Dott.ssa Maria del Savio Bonaudo, degli avvocati penalisti  (Cerina, Demuro,
Manca. Puddu, Onnis, Cinus, e Serra),  degli Ufficiali e Sottufficiali dei
carabinieri, della Polizia di Stato, dei docenti di diritto pubblico e di diritto penale
dell’Università di Cagliari e Roma, nonché degli Ufficiali e sottufficiali del Corpo
Forestale, che hanno partecipato in qualità di docenti ai vari corsi per operatori di

polizia giudiziaria riservati agli agenti, ai sottufficiali e gli ufficiali delle predette
Compagnie Barracellari? Saranno state persone che si sono laureate in
giurisprudenza per poi finire di parlare a vanvera?
Ed inoltre il sottoscritto vorrebbe tanto sapere quali critiche deve riversare nei
confronti dell’Ecc.mo Sig. Procuratore Generale della Corte d’Appello Dott.
Ettore Angioni, e del Sost. Proc. Dott.ssa Lucina Serra i quali in risposta ad un
quesito inviato dallo scrivente sull’incompatibilità tra Giudice popolare e
Barracelli, ha altresì affermato che:  Il fine pubblico di prevenzione e
repressione dei reati caratterizzi l’attività dei  componenti della Compagnia
Barracellare  quali appartenenti al senso ampio sottolineato dall’uso
dell’espressione “qualsiasi” di cui all’art. 12 citato, ad organi di Polizia.  Da
ciò la sussistenza della incompatibilità del Sig. Piras quale Barracello, ad
assumere l’incarico di Giudice popolare.
E allora, il sottoscritto pone la domanda se il Sost. Procuratore Dott.ssa Lucina
Serra ed Il Procuratore Generale Della Corte d’Appello, Dott. Ettore Angioni,
siano forse persone poco professionali  nel dare certe risposte? Oppure se
abbiano capito aglio per cipolla, ed abbiano dato allo scrivente delle risposte
del tutto campate in aria?
All’Ill.mo Sig. Giudice di Pace le risposte!
Per questi motivi
lo scrivente in qualità di consulente sindacale di categoria al fine di poter tutelare i
diritti di tutte le Compagnie Barracellari interessate al problema, nonché quello
del ricorrente 
chiede:

alla Ill.ma S.Vs. di poter essere sentito nell’udienza fissata per il prossimo
02/02/2011. 
Si allegano alla presente:
Copia della Nota Prefettizia inviata a questo Tribunale il 03/01/2011
Sentenza della Corte di CASSAZIONE Penale 
Copia della Sentenza del Tribunale di Sassari n°11/2000
Copia della risposta della Procura Generale della Corte d’Appello di Cagliari.
 
Jerzu 28.01.2011
                               Cordiali e distinti saluti

 



E' accolta la richiesta del ricorrente che l'assistenza in sede d'udienza venga
espletata da un consulente sindacale anziché da un avvocato.
Il Giudice rimanda l'udienza a mercoledì 8 giugno 2011, ore 9:30, per poter
meglio studiare la documentazione presentata dal sig. Piras. 
 



con la presente si riporta la sentenza n° 11 del Tribunale di Sassari del 26/01/2000.
N. 159/95 P.M.
N. 405/95 G.I.P.                                                                                               Sent.  11/2000
 
 
 
REPUBBLICA ITALIANA
TRIBUNALE DI SASSARI
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
 
Il Giudice per le indagini preliminari, Dott. Antonio Luigi Demuro
ha pronunciato la seguente 
SENTENZA DI NON LUOGO A PROCEDERE
All’esito dell’udienza preliminare del 26.1.2000
Nei confronti di :
1)  CHESSA GIOVANNI n. Sennori 20.11.1952 ivi res. In Via D’Annunzio n° 6 
2)  DEMURTAS SALVATORE n. Sennori 6.11.1938 ivi res. In Via D’Annunzio n°
7
3)  PEDES GIUSEPPINO n. Sennori 3.5.1956, ivi res. Via Dettori, 6 
Tutti liberi presenti
 
IMPUTATI
A) Dei reati di cui agli artt. 110 e 323 C. P. per avere, in qualità il Chessa di Capitano
della Compagnia Barracellare, Demurtas e Pedes di Barracelli del Comune di
Sennori, in concorso tra loro, al fine di arrecare  un danno ingiusto a Deiosso
Alessandro, abusato del loro ufficio  il primo disponendo l’apposizione delle
manette al predetto e gli altri accompagnandolo in tale stato presso i Carabinieri di
Sennori.
B)  Dei reati di cui agli artt, 110, 605, 61 n° 2  C. P., perché, in concorso tra loro
privavano della libertà personale Deiosso Alessandro, mediante la condotta e al fine
di commettere il delitto di cui al capo A).
In Sennori il 25.6.1995.

Fatto e diritto
 
I Carabinieri di Sennori il 25.6.95, intorno alle 03.40, venivano informati telefonicamente
di una rissa in corso in località “S. Giovanni” ove si stava svolgendo una sagra paesana.
Subito dopo giungeva presso la caserma  CC l’auto di servizio della Compagnia
Barracellare di Sennori e due componenti della stessa (Pedes Guiseppino e Demurtas
Salvatore) consegnavano ai Militari un  individuo ammanettato (Deiosso Alessandro)
riferendo che era uno dei promotori della rissa avvenuta nella località di cui sopra.
Dagli accertamenti effettuati  emergeva che ad apporre le manette al Deiosso era stato il
Chessa Giovanni, Comandante la Compagnia Barracellare; che il Chessa, il Pedes ed il
Demurtas erano stati comandati dal Sindaco di Sennori per coadiuvare i VV.UU, in
occasione della festa paesana; che dopo mezzanotte, non essendo presenti forze di
Polizia, era scoppiata una rissa che inutilmente i barracelli  avevano tentato di sedare;
che nella circostanza il Chessa era stato ferito all’arcata sopraccigliare destra tanto che
alla Guardia medica gli avevano applicato alcuni punti di sutura e prescritto 5 giorni di
cura (anche il Deiosso venivano prescritti 7 giorni di cure per lesioni e contusioni varie).
Nella relazione di servizio inviata dal Chessa il successivo giorno 26 alle competenti
autorità veniva specificato che il supporto della Compagnia Barracellare per la festa di
“S. Giovanni” era stato disposto dal Sindaco di Sennori; che ha tarda notte sorti
contrasti tra due diversi gruppi di persone che dopo pesanti insulti erano passati per le
vie di fatto;  che per tentare di sedare la rissa i Barracelli avevano ricevuto colpi e
spintoni dai componenti dei gruppi antagonisti; che il Deiosso era il più agitato ed
aggressivo e che l’uso delle manette era stato determinato dalla situazione tesissima.
Promossa l’azione penale nei confronti degli odierni imputati per il reato di cui in
rubrica, all’odierna udienza preliminare i Difensori hanno prodotto copia del foglio di
servizio della Compagnia Barracellare di Sennori, n° 325 del 24.6.1995, che disponeva
il servizio d’ordine e di viabilità richiesto dalla amministrazione Comunale per le
festività di S. Giovanni.
All’esito della discussione il P. M. ed i difensori hanno chiesto dichiararsi non luogo a
procedere.
Il Giudice osserva
La Legge della regione Sardegna n° 25 del 15 luglio 1988 ha disciplinato
l’organizzazione ed il funzionamento delle Compagnie barracellari. L’art. 5 dispone che
i componenti delle Compagnie Barracellari, oltre alle attività istituzionalmente loro
affidate (protezione civile, prevenzione e repressione degli incendi, dell’abigeato e delle
infrazioni relative a scarichi di rifiuti civili ed industriali, salvaguardia del patrimonio

idrico, boschivo e dei beni del Comune di appartenenza) “debbono collaborare …. con
le forze di Polizia dello Stato quando ne viene fatta richiesta dal Sindaco per specifiche
operazioni”.
Risulta provato (foglio di servizio n° 325 del 24.6.1995) che i Barracelli di Sennori erano
stati comandati per espletare servizio d’ordine e viabilità per i festeggiamenti di S.
Giovanni.
Nessun dubbio sulla rissa verificatasi nella  notte tra il 24 ed il 25.6.95 nella località
anzidetta; oltre alla relazione di servizio dei Barracelli, ne riferiscono i Carabinieri di
Sennori e sono gli atti i certificati del Chessa, del Deiosso e di altri.
Il dovere dei Barracelli all’uopo comandati di collaborare con le forze di polizia (dovere
ancora più pressante atteso che al momento  del verificarsi della  rissa del qua non erano
presenti altri rappresentanti delle forze dell’ordine) suggerisce di analizzare la condotta
degli stessi posta in essere ( apposizione delle manette al Deiosso e conseguente immediato
accompagnamento del medesimo presso la caserma CC di Sennori) alla luce di quanto
disposto dall’art. 51 C. P. 
A ben vedere si è trattato  dell’adempimento di un dovere (servizio di ordine pubblico)
previsto dalla Legge Regionale Sardegna n° 25/1988 e dalla richiesta (di fatto un Ordine)
del Sindaco pro tempore di Sennori, l’uso di mezzi di coazione fisica – manette ed
accompagnamento in caserma – era, nella situazione descritta necessario per  respingere la
violenza dei rissanti e per vincere la resistenza che veniva opposta ai barracelli che
inutilmente, mettendo a repentaglio la propria incolumità e rischiando di essere sopraffatti,
tentavano di riportare un numero rilevante di persone e più miti consigli ed abbandonare le
vie di fatto.
Il caso in esame, per la sua peculiarità,  concerne condotte conformi ad una causa di
giustificazione codificata che esclude la punibilità degli agenti e cioè degli imputati.
 
P.Q.M.
 
Visti gli artt. 51 C. P. e 425 C.P.P.
Dichiara di non luogo a procedere nei confronti di Chessa Giovanni, Demurtas Salvatore e
Pedes Giuseppe in relazione ai due reati  rubricati in quanto non punibili per aver agito
legittimamente nell’adempimento di un dovere.
Sassari 26.1.2000
 
                                                                                          Il Giudice
                                                                             Dott. Antonio Luigi Demuro  
 



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